15 settembre 2009
E’ tornato a parlare, David Irving, arrestato nel 2005 in Austria con l’accusa di violazione della legge che vieta la ricostituzione del partito nazista e rimasto in carcere per 14 mesi, ha fatto a Udine ad una conferenza queste divertenti asserzioni.
“E’ una frase ridicola dire che nego l’Olocausto, questa è una frase ridicola,non c’è dubbio che i nazisti abbiano ucciso molti ebrei, ma anche noi britannici e americani abbiamo ucciso molte persone durante la seconda Guerra Mondiale”.
“L’Olocausto non è stato un genocidio, e trovo odioso isolare un solo gruppo, quando si parla di vittime”.
“E’difficile non essere antisemiti, e poi io non piaccio ad alcuni ebrei ricchi, perché mi vedono come un pericolo e una minaccia ai loro interessi”.
5 settembre 2009
Riportato qui è un onore.
19 agosto 2009
Sono reazioni infuriate quelle che ha suscitato in Israele un articolo apparso sul
quotidiano svedese Aftonbladet in cui si afferma che soldati israeliani rapiscono palestinesi per appropriarsi dei loro organi. Il vice ministro degli esteri israeliano Dany Ayalon ha detto: “Voglio dal governo svedese una dura condanna dell’articolo antisemita e infondato”. Un passo di protesta sarà compiuto dall’ ambasciata di Israele a Stoccolma, inoltre è prevista la convocazione dell’ ambasciatore svedese al ministero degli esteri israeliano.
18 agosto 2009

Il Consiglio centrale ebraico di Germania ha criticato il principe regnante del Liechtenstein, che si è richiamato all’Olocausto per difendere il segreto bancario in vigore nel suo Paese. Ha detto il principe Hans Adam II: “Grazie al segreto bancario noi e la Svizzera abbiamo salvato molte persone, in particolare ebree”. Riferendosi agli attacchi al segreto bancario giunti nei mesi scorsi da Berlino il principe ha poi aggiunto: “La Germania dovrebbe farsi i fatti suoi e pensare al suo passato”.
13 agosto 2009

Trascorsi sessantacinque anni dopo la strage di Falzano di Cortona (Arezzo), il tribunale di Monaco di Baviera ha condannato all’ergastolo l’ex ufficiale nazista che ordinò quella terribile rappresaglia contro civili italiani il 27 giugno del 1944. L’ex tenente della Wermacht, oggi novantenne, Josef Scheungraber, dovrà trascorrere il resto del suo tempo in carcere.
Il rabbino Riccardo Di Segni ricorda che nella retata del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943 furono rastrellate 130 persone, ma per ordine di Berlino furono rilasciati i convertiti al ristianesimo. Dice Di Segni: “Quindi era un ricatto, uno scambio perchè nella logica dell’epoca alla Chiesa erano molto più cari gli ebrei battezzati». In quanto alla relazione fra ateismo e nazismo, Di Segni dice: “Si tratta di una tesi che andrebbe approfondita meglio. Quello del nazismo ateo è un mito da sfatare. Le Ss avevano scritto sul cinturone Dio è con noi, quindi in qualche modo i nazisti avevano una loro immagine di Dio”.
La maggioranza degli israeliani è favorevole alla colonizzazione di Gerusalemme est e sostiene la posizione assunta dal premier Benjamin Netanyahu davanti alla comunità internazionale su questa questione. Secondo il sondaggio il 60 per cento degli israeliani è favorevole a proseguire la costruzione degli insediamenti a Gerusalemme est, reputando la sovranità israeliana su Gerusalemme incontestable. Il 31 per cento si è invece detto contrario alla costruzione di nuove case per gli ebrei, mentre il 7per cento non ha espresso opinione.
4 giugno 2009
Si tratta di centinaia di oggetti personali, fra cui anche biberon, quelli trovati fra le rovine di un crematorio nel lager di Auschwitz, durante lavori di conservazione dell’ex campo di sterminio nazista, ora meta di un pellegrinaggio della memoria. Lo ha riferito la radio polacca, aggiungendo che diverse scritte in ungherese fanno pensare che gli oggetti appartenessero ad ebrei magiari.
12 maggio 2009

Ore 10,25.
Il Papa ha chiesto a Dio d’inviare la pace in Terrasanta nella sua preghiera al Muro del Pianto. Si legge nel biglietto che Benedetto XVI ha infilato, come è tadizione, fra le fessure del Muro del pianto: “Dio di tutti i tempi, nella mia visita a Gerusalemme, la ’città della pace, casa spirituale di ebrei, cristiani e musulmani, Ti porto le gioie, le speranze e le aspirazioni, le tribolazioni, le sofferenze e il dolore di tutto il tuo popolo nel mondo”.
Ore 10,49.
Una piccola scultura in argento che riproduce il Muro del Pianto è stata donata al Papa dai rabbini capo di Israele nel corso della sua visita al Centro Echal Shlomo.
Ore 11,23
Il rabbino capo ashkenazita israeliano Yona Metzger, nel ricevere Papa Benedetto XVI nella sede del Rabbinato a Gerusalemme, ha detto che se lo storico incontro si fosse svolto molti anni prima si sarebbe “risparmiato molto sangue e evitato odii gratuiti”.
Ore 18,03.
Il rabbino capo di Israele Yonah Metzger ha ringraziato il Papa per non aver permesso al vescovo negazionista Richard Williamson
di tornare in piena comunione con la Chiesa cattolica nonostante la revoca della scomunica ai lefebvriani. Altrimenti, ha detto il rabbino ashkenazita in un incontro con Benedetto XVI a Gerusalemme, “un altro negazionista dell’Olocausto, in Iran, avrebbe potuto capire un messaggio che gli avrebbe dato legittimità alle sue dichiarazioni sull’intenzione di distruggere il nostro paese”, ha detto Metzger in riferimento al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.
11 maggio 2009

Ore 11,06
Il papa è a bordo di un elicottero diretto a Gerusalemme. L’elicottero fa rotta verso il Monte Scopus. Il programma della visita prevede una breve pausa di riposo, seguita nel pomeriggio (alle 16.15 locali, le 15.15 in Italia) da una visita di cortesia nella residenza del presidente israeliano, Shimon Peres, e quindi storico omaggio allo Yad Vashem, il memoriale dell’Olocausto. Prima di sera ci sarà inoltre l’ultimo appuntamento odierno. Un incontro interreligioso, presso l’istituto Notre Dame di Gerusalemme, con esponenti di tutte le fedi rappresentate in Israele e in Terrasanta. Ebrei, cristiani delle diverse confessioni, musulmani e drusi. La visita del papa si chiuderà il 15 maggio.
Il pontefice è stato ricevuto nella Città Santa delle tre religioni dal sindaco, Nir Barkat. Con Benedetto XVI c’è il capo della polizia israeliana, Dudi Cohen, che lo seguirà in tutti gli spostamenti della visita. Sono stati mobilitati 60 mila poliziotti e 20 mila tra agenti e funzionari di altri corpi.
Ore 15,27
Una formazione di motociclisti della polizia posizionati a forma di «v» precede il corteo di auto che attraversa Gerusalemme per accompagnare il papa dalla Delegazione
Apostolica, che si trova oltre l’orto degli Ulivi, cioè dopo la Porta detta di Damasco, fino alla residenza del presidente della repubblica, che si trova nel moderno quartiere ovest. Le auto hanno costeggiato la città Vecchia e il papa ha potuto vedere oltre il muraglione la cupola d’oro del mausoleo di Omar, quella della moschea di Alcsa, i minareti dell’antico quartiere arabo e il campanile della chiesa del Santissimo Salvatore, sede della Custodia di Terra Santa, nel quartiere cristiano. Il traffico dell’intera città è del tutto fermo con lunghe code, sono state bloccate tutte le strade che da est portano a ovest.
Ore 21,06
Nella Sala della Rimembranza del Museo dell’Olocausto Yad Vashem ad aspettare papa Benedetto XVI c’erano sette anziani. Sei ebrei sopravvissuti alla Shoah e un Giusto fra le Nazioni. Ciascuno aveva alle spalle una biografia dolorosa, una lunga storia di atroci persecuzioni e di solitaria lotta per ritornare alla vita dopo la Shoah.La loro presenza era tutt’altro che scontata. Alcuni dei superstiti, contattati nelle settimane passate, hanno preferito declinare l’invito. La scrittrice Ruth Bondi, originaria di Praga, ex internata nel campo di Terezinstadt, provava oggi sentimenti contrastanti mentre attendeva il Pontefice: “Penso al comportamento della Chiesa cattolica nei secoli che l’hanno preceduta. Ha sistematicamente instillato sentimenti anti-ebraici, insomma ha preparato il terreno alla furia nazista”. Alla fine della cerimonia il rabbino Meir Israel Lau, rabbino capo di Tel Aviv e dirigente di Yad
Vashem, sopravvissuto ai campi di sterminio nazista, dice:”E’ stato commovente, però non ha mai menzionato eplicitamente i
tedeschi, i nazisti, non ho sentito una sola parola di partecipazione al nostro dolore”.
8 maggio 2009

Da lunedì, quando Benedetto XVI arriverà in Israele, questo blog fornirà aggiornamenti ogni ora sulla visita del papa.
2 maggio 2009

Gli inquirenti tedeschi dubitano della morte del nazista Aribert Heim, il macellaio di Mauthausen, annunciata a febbraio da due organi di stampa che citavano il figlio. Lo riporta il numero del settimanale Der Spiegel che sarà in edicola lunedì. Al termine di una inchiesta congiunta, l’emittente televisiva tedesca Zdf e il quotidiano americano New York Times lo scorso febbraio avevano affermato che il “medico della morte” Aribert Heim, fra i criminali nazisti più ricercati, era deceduto per un cancro nell’agosto 1992 al Cairo dove si nascondeva.
Nel loro reportage, Zdf e Nyt citavano il figlio Ruediger Heim che confermava la morte del padre durante i Giochi Olimpici di Barcellona del 1992. I due organi di stampa pubblicavano anche dei documenti trovati in una cassa che era apparentemente appartenuta ad Aribert Heim, fra i quali figuravano delle cartelle cliniche.
Ma secondo lo Spiegel, gli inquirenti incaricati del dossier Heim, della polizia criminale del Bade-Wurtemberg, nutrono seri dubbi sulla morte del nazista. Dopo aver analizzato i documenti di Zdf e Nyt, hanno stabilito che non forniscono “alcuna prova del suo decesso”, scrive il settimanale. A seguito di nuove informazioni raccolte in Germania e all’estero, la polizia ha deciso di continuare ad “indagare in tutte le direzioni” su Aribert Heim, prosegue Der Spiegel. La polizia criminale aveva inizialmente dato credito alle informazioni di Zdf e del Nyt mentre il Centro Simon Wiesenthal, specializzato nella ricerca dei criminali nazisti, aveva detto di non credere alla morte di Heim. Considerato uno dei nazisti più sadici, il «medico della morte» avrebbe torturato e assassinato centinaia di prigionieri, principalmente ebrei, nel campo di concentramento di Mauthausen. Aveva prestato servizio anche nei lager di Sachsenhausen e Buchenwald.
28 aprile 2009

E’ sopravvissuto alla Shoah, oggi ha 84 anni, abita nel sud della Francia, si chiama Albert Veissid. Lui e altri sei deportati nel campo di sterminio nazista di Auschwitz, come riporta Le Point, scrivono il 20 settembre 1944 un breve messaggio con i loro nomi e numeri di matricola, lo infilano in una bottiglia e la nascondono sotto un muro che stanno costruendo per trasformare un vecchio magazzino in rifugio anti aereo per le guardie del campo. Esattamente sessantacinque anni dopo, la bottiglia è stata trovata casualmente durante dei lavori di ristrutturazione di un edificio che ospita il museo dell’ex campo di concentramento. Le firme sono di sei prigionieri cristiani polacchi e di un deportato ebreo francese, all’epoca tutti tra i 18 ed i 20 anni di età. I giovani prigionieri annotano anche le loro città di provenienza e i loro numeri di matricola. Per ora l’unico rintracciato è Albert Veissed che dice: “Mi ricordo di aver stretto amicizia con un gruppo di cristiani polacchi che lavoravano per il rifornimento del campo. A volte mi davano un po’ di zuppa da mangiare. Potrebbero essere stati loro a firmare il messaggio con il mio nome e il mio numero di matricola». Veissid ricorda di aver lavorato alla costruzione del rifugio nel campo e ritiene di essere scampato allo sterminio proprio per quel lavoro.
28 aprile 2009

Il tribunale regionale di Vienna ha condannato a cinque anni di reclusione l’austriaco Gerd Honsik (67 anni), un noto negazionista dell’Olocausto, per apologia del nazismo. Al termine di un processo cominciato il 20 aprile e celebrato in tre udienze, Honsik è stato condannato ieri sera per affermazioni negazioniste pubblicate tra il 1987 e il 2003, durante il suo soggiorno in Spagna.
9 marzo 2009
Leggo sul Daily Mail. Una marca di birra, una festività religiosa o un tipo di pane. Questa sarebbe Auschwitz secondo alunni di età compresa fra gli 11 e i 16 anni, in Inghilterra. Lo scrive una ricerca commissionata dal Centro
Culturale Ebraico di Londra, i cui risultati non sono molto incoraggianti.
Il 10 per cento degli alunni si dichiara incerto, l’8 per cento afferma trattarsi di un Paese confinante con la Germania, il 2 per cento una marca di birra o una festività religiosa e l’1 per cento un tipo di pane.
Inoltre, il 60 per cento degli studenti ignora che la Soluzione finale fosse il piano di sterminio nazista degli ebrei, mentre il 20 per cento ritiene che fossero le trattative per mettere fine alla seconda guerra mondiale. Il 37 per cento sa esattamente che cosa è la Shoah e che cosa è accaduto.