A vederla così è una faccenda quasi da manuale dell’inutilità. Eppure ci litigano in due dal 1933 e più intensamente da cinque anni. Da una parte Israele, dall’altra lo Stato del Vaticano, in mezzo, come riferisce l’Ansa, una specie di eterno ( e qui ci sta bene) negoziato tra i due.
Contabili e vescovi
Ne do conto non perché m’interessi un granchè, ma è in qualche modo una di quelle storie infinite, cavillose, burocratiche, tra due stati che per anni ostili tra loro, poi l’abbraccio, il contenzioso, la commissione, le riunioni a Gerusalemme e a Roma, m’immagino uno strusciare di abiti vescovili e burocrati israeliani, di fogli e di contabili. Una cosa di grande noia. Ma tant’è.
Vincono i burocrati
Adesso questo intricato negoziato riparte e gli uomini della commissione plenaria torneranno a riunirsi il prossimo 21 maggio in Vaticano. L’incarico è sempre lo stesso, sciogliere i nodi di un contenzioso bilaterale che va da questioni fiscali e giudiziarie fino alla restituzione, e qui ci sarà da ridere, da parte dello Stato ebraico alla Custodia francescana di luoghi simbolo come il Cenacolo e la chiesa di Cesarea. L’incontro avrebbe dovuto già tenersi lo scorso 28 marzo, ma gli israeliani l’avevano disdetto all’ultimo momento per altri “impegni internazionali”, provocando “rammarico” ufficiale e irritazione ufficiosa nella controparte pontificia. La commissione plenaria è presieduta dal sottosegretario vaticano Pietro Parolin e dal direttore del ministero degli Esteri israeliano Aharon Abramovitch. Al primo punto la faccenda della Custodia Francescana e una ancora più divertente.
Un affare di milioni di dollari
In nome del concordato bilaterale, firmato appunto nel 1993, la Santa Sede chiede che il governo israeliano mantenga l’esenzione dalle tasse per i beni ecclesiastici cattolici in Terra Santa. Ci sono in ballo, come si sarà capito, alcuni milioni di dollari e forse l’allungamento del negoziato ai prossimi dieci anni.



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