14 Maggio 2007...9:11 am

La steppa di Irene Nemirovsky

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E poi dicono che gli italiani non leggono. Sono riemerso dalla tre giorni della Fiera del Libro torinese, assediata, calpestata, invasa da decine di migliaia di visitatori, da un esercito di scrittori, editori, di personaggi della televisione, del cinema, dello spettacolo. Ragazze che urlavano e spingevano e piangevano di gioia all’apparire di Federico Moccia, o di tante altre stelle dell’editoria, che hanno venduto, dedicato, firmato fiumi di copie dei loro romanzi. A questa imponente adunata letteraria non sono mancati, come ogni anno, autori israeliani ed ebrei, soprattutto giovani. Ho seguito alcune delle loro presentazioni, mi limito però a segnalare una casa editrice, con un piccolo stand e con un affettuoso senso dell’accoglienza. L’editore è la gloriosa Giuntina, il libro che ho acquistato è Un bambino prodigio. Breve storia (63 pagine, 8 euro) scritta da Irene Nemirovsky, autrice ebrea nata a Kiev all’inizio del Novecento. Più della trama del racconto è la storia personale della Nemirovsky, ricca ragazza emigrata in Francia con i genitori, dopo le persecuzioni seguite alla Rivoluzione d’Ottobre, e morta ad Auschwitz un mese dopo esserci entrata. Il racconto è una specie di favola molto dolce, con un finale drammatico e imprevedibile. Ma è soprattutto la descrizione nostalgica di una Russia incantata. Da leggere per capire un mondo così amato da tanti ebrei costretti alla fuga.

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