Qualche giorno fa, alla chiusura della Fiera del Libro di Torino, Daniel Vogelmann, direttore editoriale di Giuntina, ha risposto ad alcune domande nello studio Rai allestito al Lingotto. Su un tema appenna accennato in quella circostanza, ma credo che valga la pena riprendere il discorso. Alla domanda qual è il pubblico di Giuntina, chi acquista i libri (sempre molto godibili) dell’editore di Firenze specializzato in narrativa ed autori ebrei, Vogelmann ha detto: “I nostri lettori sono per il novanta per cento non ebrei, perché in questi anni ci siamo accorti che gli ebrei non leggono gli ebrei”.
E’ come se un cattolico non volesse leggere I Promessi Sposi
Affermazione tutt’altro che lieve, o irrilevante e nemmeno scontata. Questa è una casa editrice che non tratta esclusivamente temi storici, saggi, volumi impegnativi, ha nel catalogo (principalmente) romanzi, storie, narrativa ebraica di facile e al tempo stesso colta lettura. Qualche post addietro citavo il caso di un sottile racconto di Irène Némirovsky che in qualche modo racchiude la filosofia editoriale di Giuntina. Temi ebraici, ma potrebbero essere cattolici o protestanti, che però gli israeliti non leggono, non comprano, non amano. Un dato che non si può chiudere in un cassetto. Sarebbe come se un cattolico trovasse irritante leggere I Promessi Sposi. Può esserlo per svariate ragioni, ma non certo per quello che rappresenta il contesto storico e religioso in cui il capolavoro di Manzoni è ambientato. Sembra invece proprio questa la ragione per cui gli ebrei non scelgono storie che in qualche modo li riportano al loro passato o anche al presente. E naturalmente non parlo della Shoah, dei campi di concentramento, dei trattati sulla storia ebraica negli anni del nazismo. Qui si tratta di semplici, facili, domestici romanzi.
Razzismo, antisemitismo, negazionismo
In qualche modo, in tutta la sua modestia, anche questo blog, e molti altri che trattano argomenti simili, sono la dimostrazione che gli ebrei non leggono di se stessi. Un paio di mesi fa lamentavo la scarsa partecipazione ad alcune tematiche su cui avevo pensato di aprire una discussione. Razzismo, antisemitismo, antisionismo, negazionismo, fascismo risorgente. Un lettore lasciò un commento dicendo che gli ebrei non hanno voglia di discutere di antisemitismo, che hanno qui o in Israele gli stessi problemi di tutti. La casa, la scuola dei figli, l’affitto, lo stipendio, le spese. Debbo dire che è vero. La prova è che sulle questioni più delicate intervengono su questo blog e spesso in massa antisemiti, fascisti, negazionisti, tutta gente che difende, a volte con tesi folli, a volte più seriamente, le proprie orride posizioni nei confronti degli ebrei.
Israele deve pensare a non farsi divorare dai vicini di casa
Quello che mi domando è se sia un bene sorvolare, far finta di nulla, in una parola evitare di discutere di antisemitismo o di negazionismo, o se semplicemente sia un fatto inevitabile, dati i tempi e la velocità con cui la storia modifica il proprio percorso. Forse non è nulla di tutto questo, in Europa abbiamo percezioni diverse da Israele, che ogni giorno deve combattere per non farsi divorare dai vicini di casa. Figurarsi se qualcuno ha voglia di discutere di un professore che nega che sia mai esistito l’Olocausto. Ma forse la questione è molto più semplice e in fin dei conti Vogelmann ha ragione, gli ebrei non leggono gli ebrei, sui giornali, su internet, su carta, ed è di questo che dobbiamo prendere atto.



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5 Commenti
19 Maggio 2007 alle 5:04 pm
In questo caso penso che Vogelman si riferisse agli ebrei italiani. In Israele si leggono molto non solo autori israeliani ma anche autori ebrei dall’estero. Credo che in Israele si legga ancora molto nonostante tutti si lamentano che internet “ruba” i lettori. La Giuntina ha pubblicato due libri di Corrado De Benedetti proprio sul tema del kibbutz e della preparazione. Sono esauriti ed è un gran peccato, non sono molto profendi ma facili da leggere e chiari per tutti.
Ciao
19 Maggio 2007 alle 7:31 pm
Sì, hai ragione,avrei dovuto dirlo, Vogelman si riferiva al mercato italiano,
14 Giugno 2009 alle 9:07 am
Non oso tentare una qualsiasi spiegazione sul perché gli ebrei non leggano gli scrittori ebrei. Un pò mi stupisce, ma forse è spiegabile con il fatto che c’è in Italia – più che in altri luoghi? – il vizio di esterofilia, o semplicemente rimandare di occuparci di quelli di “casa nostra”. Posso dire perché io – non ebrea, ma con strane profonde nostalgie di radici ebraiche – leggo preferibilmente autori ebrei: perché ne amo la scrittura, ricca, densa, sapiente, che non lascia spazio a parole inutili, amo negli scrittori ebrei la parola che avverto essere passata attraverso il filtro di una coscienza della ‘divinità’ della parola. Leggo con sempre una matita in mano, i libri dei miei amati scrittori ebrei, hanno pagine intere segnate. Su quelle pagine, su quei frammenti, ritorno anche dopo aver finito il libro, che – mentre lo sfoglio – ancora mi richiama su qualcosa che mi era sfuggito. Insomma, gli autori ebrei hanno un loro settore speciale nella mia biblioteca, molti di loro restano, o ritornano, sul mio comodino. Non sarebbe terribile se a leggere i libri della Giuntina fossero soltanto gli ebrei? Grazie, con carissimi saluti, Maria Silvia Caffari
20 Giugno 2009 alle 11:01 pm
tutto vero silvia, in fin dei conti c’è la buona e la cattiva scrittura, e si legge in base a questo elementare principio, ma è pur vero che molti degli autori ebrei appartengono alla prima categoria.
29 Giugno 2009 alle 8:47 am
La buona e la cattiva scrittura? Cos’è buona e cos’è cattiva: ognuno avrebbe da dirne qualcosa. E se molti degli autori ebrei appartengono alla prima categoria – la buona – ci deve pur essere un motivo. msilvia caffari